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Alla scoperta del Friuli dei vini bianchi

Il Friuli Venezia Giulia riveste un ruolo importante nell’ambito della viticoltura Italiana, il territorio infatti conta un buon numero di cantine con una produzione rientrante per gran parte nelle denominazioni di origine e un totale di poco più di 20 mila ettari vitati.
Tra i vitigni di maggior rilievo a bacca rossa abbiamo schioppettino, refosco dal peduncolo rosso, pignolo, terrano, tazzelenghe e tra i vitigni internazionali merlot, cabernet sauvignon e cabernet franc.
A bacca bianca invece troviamo ribolla gialla, friulano, verduzzo, picolit, malvasia istriana, vitovska, sauvignon blanc, pinot grigio, pinot bianco e chardonnay.
Le origini storiche
Qui la viticoltura ha origini antiche con tracce già tra il XIII e il XII secolo a.C., seppur è a partire dall’epoca romana che si espande in maniera più diffusa e organizzata.
Avvicinandoci ai giorni nostri vale la pena rilevare che nel 1787 si iniziò un importante lavoro di classificazione dei vigneti e delle zone secondo meriti qualitativi. Purtroppo tale progetto non fu mai portato a compimento, un vero peccato considerando che la prima classificazione in tal senso avvenne nel 1855 a Bordeaux.
Nella regione il vigneto si divide piuttosto equamente in termini quantitativi tra uve a bacca nera e bacca bianca.
Le zone di rilievo produttivo
Grandi e importanti denominazioni del Friuli Venezia Giulia sono Lison DOCG, Lison Pramaggiore DOC, Prosecco DOC oltre il Friuli Grave DOC, quest’ultimo in particolare per alcuni tra i migliori vini rossi della regione.
Nella provincia di Trieste si trova la Doc Carso, famosa per i suoi vini dagli autoctoni terrano, vitovska e malvasia istriana.
Ma è con le zone considerate le più importati del Friuli che prende il là la nostra serata degustazione!
Rispettivamente nelle province di Gorizia e di Udine troviamo le zone del Collio e dei Colli Orientali.
Qui i terreni sono caratterizzati dal Flysch di Cormons, una successione di rocce sedimentarie, costituita tipicamente da alternanza di arenarie (sabbie calcificate) e di marne (argille calcaree); queste rocce sono state portate in superficie dal sollevamento dei fondali marini diversi milioni di anni fa ed è per questo motivo che risulta frequente il ritrovamento di fossili marini nei vigneti.
L’ambiente climatico è l’altro fattore fondamentale: le Prealpi Giulie, a nord della zona collinare, costituiscono un importante riparo dai venti freddi provenienti dal nord e la vicinanza alla costa adriatica contribuisce a mitigare le escursioni termiche.
Tale microclima, mite e temperato, risulta perfetto. All’interno delle denominazioni vi sono tuttavia infiniti microclimi: più freschi e umidi a nord a ridosso delle montagne, più miti ed asciutti a sud.
I Colli Orientali del Friuli
Nei Colli Orientali troviamo la DOCG Colli Orientali del Friuli Picolit e la relativa denominazione di ricaduta Friuli Colli Orientali.
In questa zona si trovano inoltre le DOCG Ramandolo, vino da dessert da verduzzo friulano, e la DOCG Rosazzo, vino bianco secco da prevalenza di friulano.
Il Collio
Nella zona del Collio, troviamo la DOC Collio o Collio Goriziano, che offre senza dubbio i migliori vini bianchi friulani.
Pur affondando le sue radici storiche già in epoca imperiale romana è tra il 1700 e il 1800 che arriva una vera svolta qualitativa in questa zona, perfezionando e diffondendosi il sistema di coltivazione della vite a terrazzamenti detti “roncs”, tecnica seguita fino ai giorni nostri.
Dalla seconda metà dell’800 si vede l’introduzione di pregiate varietà di uve francesi e tedesche in sostituzione a varietà locali di minor interesse, con prevalenza di vitigni a bacca bianca.
Alla fine della seconda guerra mondiale il Collio si trovò separato da un confine tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Federativa Jugoslava, dando origine a un Collio italiano e al Brda nella parte slovena.


I vini in degustazione
T Friulano Collio DOC 2022– Eugenio Collavini
San Floriano del Collio
L’origine del vitigno friulano si è appurata con certezza a partire dagli anni ’80, quando si è scoperto essere identico al “sauvignonasse”, vecchio vitigno francese presente tempo addietro nei migliori vigneti del Bordeaux, poi abbandonato a favore del sauvignon blanc.
Conosciuto da sempre come tocai, a seguito della famosa diatriba nata nel 1993 con la zona di produzione in Ungheria di Tokay, ad oggi non si può più chiamare così, ma solo “friulano”.
Ne risulta mediamente un vino fine e delicato, che associa alle note fruttate piacevoli sentori vegetali e di erbe aromatiche.
Dal sorso pieno e di buon corpo, presenta bella freschezza e buona morbidezza con elegante sapidità in chiusura. Le espressioni migliori richiedono qualche anno di affinamento per completare al meglio le loro qualità olfattive e gusto-olfattive, arrivando ad esprimere chiaramente i sentori tipici di mandorla e una piacevole mineralità.
Il T Friulano di Collavini è un vino bianco di perfetta aderenza territoriale e che ben rappresenta le caratteristiche del vitigno autoctono regionale, presente con certezza storica da almeno duecento anni.
Da San Floriano del Collio le uve vengo pressate delicatamente in cantina fermentando e affinando in acciaio. Il risultato è un piacevolissimo bianco fermo versatile e immediato: dagli aperitivi a perfetto compagno “tutto pasto” quotidiano. Ottimo con piatti di pesce cucinati “in bianco”.
Si esprime all’olfatto su piacevoli note floreali e di frutta a polpa bianca; chiaro e pulito il marcatore di mandorla tipico del vitigno friulano. Sorso fresco e piacevole, ben equilibrato, chiude su aromi fruttati di pesca e richiamando la mandorla bianca.
Ronco del Cerò Sauvignon Collio DOC 2021 – Venica e Venica
Dolegna del Collio
Il Sauvignon Blanc Ronco del Cerò deve il suo nome all’omonimo casolare acquistato dalla famiglia nel 1930 e che diede il via all’azienda che oggi conosciamo.
Gli appezzamenti che danno vita a questo vino si trovano a Dolegna del Collio in località Cerò e, il Sauvignon Blanc, seppur ha origini in Francia, nel bordolese, in Italia ha trovato il suo ambiente ideale.
In particolare in Friuli, sulle marne arenarie delle colline del Collio, il Sauvignon Blanc è considerato un vitigno autoctono d’adozione.
Il Ronco del Cerò rivela note fruttate e calde, al palato fresco, sapido ma anche di buona rotondità, questo anche grazie ad alcuni vigneti esposti a sud che entrano nell’assemblaggio. Da provare con tagliolini al salmone ed erbe aromatiche.
Ribolla Gialla 2018 – Damijan Podversic
Monte Calvario – Gorizia
Questo vino nasce da uva ribolla gialla, importante vitigno di origine friulana citato già dal 1300.
Nella tradizione veniva raccolta tardivamente a maturazione avanzata e se ne ricavava un vino bianco amabile o dolce, torbido e leggermente frizzante e veniva bevuto nel periodo delle castagne.
Il vino ha generalmente un colore paglierino carico, con riflessi quasi tendenti al dorato, con delicati profumi vegetali e floreali. In bocca ha discreta corposità ed è contraddistinto da buona acidità.
L’utilizzo del legno nella vinificazione aiuta il vino ad esprimersi in maniera più intensa e corposa dando miglior longevità al prodotto.
La Ribolla Gialla di Podversic, una delle più importanti interpretazioni di questo vitigno, non deriva peò dalla “classica” vinificazione in bianco dell’uva.
In cantina si procede con fermentazione spontanea in tini di rovere e con la macerazione sulle bucce, come avviene di norma per i vini rossi, di circa 60-90 giorni. Il vino affina in botti di legno di grandi dimensioni per circa 3 anni.
Le uve provengono da vigne situate sul Monte Calvario che poggiano su suoli di Ponka (Opoka Marna/Arenaria) a 140-180 metri di altezza con esposizione a sud. In vigna non si ricorre all’utilizzo di alcuna sostanza chimica.
Nel calice si presenta con una veste ambrata luminosa. Naso complesso declinato su sentori di pesca matura, nocciola, erbe aromatiche e scorza d’agrume.
All’assaggio il vino si presenta pieno, corposo, quasi masticabile. L’annata 2018 è classificata come calda e con il 40% di botrite.
Terre Alte Rosazzo DOCG 2017 – Livio Felluga
Rosazzo
Terre Alte nasce nel 1981 ed è considerato uno dei più prestigiosi vini bianchi italiani.
Importante assemblaggio di uve friulano, pinot bianco e sauvignon blanc, coltivate a Rosazzo, negli storici vigneti delle Terre Alte, è un vino di grande struttura che grazie all’invecchiamento acquisisce un’evoluzione terziaria di notevole complessità.
Nasce da vinificazioni separate e da un affinamento in acciaio e barrique. L’elegante e complesso bouquet regala note di frutta tropicale, macchia mediterranea, fiori bianchi ed erbe aromatiche. Al palato è ricco, morbido, generoso e persistente.
Ne deriva un vino eccezionale, pluripremiato e osannato dalla critica, sia italiana che internazionale. Si tratta infatti di uno dei pochi vini bianchi conosciuti in tutto il mondo, ed è ormai considerato una bandiera, non solo della cantina, ma di tutto il Friuli.
Il formato magnum della bottiglia ha dato un’ulteriore valore aggiunto all’assaggio: le note di evoluzione risultavano pienamente integrate in una matrice compatta e ancora piena di vitalità, lasciando percepire un vino con davanti a sé ancora tanta strada!


